12/10/07

FONTANE CENTENARIE

Bivona è un paese ricco di acque provenienti da varie sorgenti che hanno dato luogo a numerose fontane e abbeveratoi in tutto il paese: Capo d’Acqua, Santa Rosalia, Fontana Pazza, Savucu e Ferri. Inoltre ci sono due fiumi, il Magazzolo che parte da S. Stefano, passa nelle vicinanze di Bivona e sbocca nel Mare Mediterraneo e il fiume Alba che scorreva lungo la via Lorenzo Panepinto. In un tratto compreso tra Via Montemaggiore e la torre dell’Orologio questo fiume era scoperto ed era fornito di tre ponti per consentire l’attraversamento –il ponte del Nadaro, di S. Isidoro e del magazzino del duca (oggi Magasè)- mentre dalla zona al di sotto del magazzino fino a sotto la Chiesa di S. Rosalia era coperto grazie all’acquedotto. Dalla chiesa in giù ritornava ad essere scoperto fino alla sorgente dei Ferri dove si trovava il ponte dei Ferri.
Lo studio delle fontane e degli abbeveratoi ancora esistenti è stato effettuato nel 1987 dalla Scuola media statale G. Meli di Bivona (pubblicato in Segni e simboli della toponomastica di Bivona) e più recentemente nel 2005 dalla scuola elementare nell'ambito del PROGETTO HELIANTHUS II -coordinato dal Liceo Ginnasio L. Pirandello di Bivona- al quale ho avuto il piacere di partecipare come docente.






Fontana Mezzaranciu o Cannulicchi, 1894, piazza Marconi




La fontana si trova nella centrale Piazza Marconi, all’interno di un’esedra in muratura, delimitata, sul lato verso la strada, da una ringhiera in ferro. E’ conosciuta con i nomi popolari di “Mezzaranciu” in riferimento alla forma delle vasche o “Cannulicchi” per le bocche da cui fuoriesce l'acqua. I progettisti di questa e di altre fontanelle -nonché dell’acquedotto di Bivona- furono gli ingegneri Compagno e Messina di Palermo nel 1894. Interessante è la presenza dell'antico e originario stemma di Bivona, il crescente lunare con le punte rivolte in alto (simbolo della famiglia Luna, duchi di Bivona) e la pigna, antico simbolo della comunità che indica nobiltà, benignità e perseveranza (quindi se volete vedere lo stemma di Bivona non andate al Comune ma in piazza Marconi !!!). La fontana, bisognosa di un restauro, è l'unico elemento che conferisce una certa eleganza a tutta la piazza e per questo andrebbe meglio valorizzata anzichè lasciata isolata entro uno spazio vuoto.


Fontanella "di lu Roggiu"-via Lorenzo Panepinto, 1894

La fontana, dalle dimensioni ridotte rispetto a quella di piazza Marconi, ha una base rettangolare dove è riportata la data in numeri arabi, 1894. La parte superiore ha un andamento semicircolare. Sopra l’imboccatura si legge BIVONA mentre sotto si trova lo stemma della città. Ha una fattura molto semplice, è priva di decorazioni e ha forme essenziali per adattarle agli usi quotidiani degli abitanti dei vari quartieri.




Li Ferri- via Ferri
Il lavatoio si trova nella medesima area della sorgente, documentata nel XIV secolo. Forse il suo nome, Ferri, deriva dalla presenza, nei tempi antichi, di botteghe di ferraioli. Accanto alla sorgente si trovava la Porta dei Ferri, che conduceva a Santo Stefano, Cammarata e Palermo. La più antica notizia risale al 1752 quando veniva chiamata “beveratura vecchia”, dunque non un lavatoio ma un abbeveratoio. Ha una forma rettangolare ed è fornito di quattro vasche: una grande (abbeveratoio) e tre piccole (lavatoio). Nei tempi passati era utilizzato in modo frequente dalle donne del quartiere per lavare i panni, dato che non esistevano le moderne macchine lavatrici. La sorgente dà il nome al quartiere.


Lu Savucu-Via Conceria

La sorgente, documentata nel Trecento, dà il nome al quartiere dove essa si trova. La parola Savucu deriva probabilmente dall’arabo zabbug che significa olivo selvatico o dal nome dell’arbusto sambuco, i cui frutti vengono utilizzati per vini e sciroppi. Si tratta di una fontana in pietra locale a vista, composta da vasche digradanti che seguono il pendio della strada.


Fontana (ex abbeveratoio), 1870, piazza Marconi-Villa comunale

L’abbeveratoio, che ha una forma perfettamente circolare, è il più grande esistente nella cittadina. Fu realizzato negli anni settanta dell’Ottocento nella Piazza Fiera (oggi Piazza Marconi) al fine di abbeverare gli animali e in particolare quelli da soma come i cavalli delle carrozze, che quotidianamente attraversavano il paese. In tempi recenti è stato restaurato e adibito a fontana, all’interno della villa comunale.


fontanella di via Amato, 1929

La fontana ha la stessa forma di quelle realizzate nel 1894 ma si caratterizza per la presenza del fascio littorio, simbolo del fascismo.



fontana pazza ieri (in alto) e oggi (in basso)

La fontana è così denominata dall’irregolarità del flusso dell’acqua che sgorga dalla vicina sorgente, ancora oggi visibile. Quella che si vede oggi è una libera ricostruzione (e dunque falsa) della precedente fontana, distrutta durante i lavori di sistemazione della strada. La fontana ha una vasca a forma poligonale mentre la parte superiore da dove fuoriesce l’acqua è di forma semicircolare. Al contrario, quella originaria corrispondeva al prototipo di fontana pubblica con annesso abbeveratoio. Infatti, la fontana era formata da due parti: quella per l’acqua potabile presentava un grosso pilastro di pietra dove era attaccata la vasca semicircolare mentre dietro si trovava una vasca più grande di forma rettangolare che serviva come abbeveratoio per gli animali. La sorgente dà il nome al quartiere.

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